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Mimmo Di Caterino

Freelance Domenico Di Caterino
Professionista
Arte
Cagliari (CA) - Italia

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  • Nome Azienda: Domenico Di Caterino
  • Nome e Cognome: Mimmo Di Caterino
  • CAP: 09012
  • Città: Cagliari
  • Provincia: CA
  • Nazione: Italia
  • Lingua preferita: IT
  • Sito web: www.cagliariartmagazine.it
  • Settore: Arte

Descrizione

LA PECORA NERA

"Un artista che, col sistema in ogni sua forma, ha un deciso attrito, è Domenico detto Mimmo Di Caterino. 
Proveniente da Napoli e dalla sua Accademia e trapiantato saldamente in Sardegna, egli ha un curriculum esemplare in fatto di scontri e opposizioni al sistema dell'arte ufficiale. 
Pittore, performer, scultore, aizzatore di coscienze, poeta e prosatore di verità scomode, Di Caterino è la classica pecora nera che ogni sistema dell'arte che si rispetti deve possedere per non soccombere al pericolo degli standard e della normalizzazione. Insomma un artista fuori dalle righe, dai canoni e da ogni classificazione che opera spesso in sinergia con la compagna e artista Barbara Ardau".

Barbara Picci, testo tratto da "I Sensi dell'arte", Videolina.

 

Curriculum vitae

Mimmo Di Caterino nasce a Napoli il 7/8/73, negli anni novanta emerge nella scena artistica internazionale, muovendosi a Napoli tra l'Accademia di Belle Arti e il Laboratorio Okkupato S.K.A., l'idea di fondo è d'essere voce critica, con il proprio linguaggio artistico, verso un sistema di mercato e d'industria culturale dell'arte che squalifica l'artista contemporaneo come ricercatore di senso sociale e intellettuale.
Personalità e identità che è riuscita a mettere in discussione tutti i codici di genere dell'arte contemporanea, collocandosi in una modalità anomala anche nell'ambito della street art, abbandonando dei suoi lavori in contesti urbani che potevano essere liberamente rimossi, distrutti o prelevati da chi entrasse in contatto visivo con loro, costituendo in questa modalità, una società per azioni diffusa e casuale a sostegno della sua ricerca.
Unico artista figurativo (nel 2006) ad avere una rubrica indipendente sulle pagine della prima rivista d'arte Europea "Flash Art" dell'allora Direttore Giancarlo Politi.
Il suo intervento street artistico "Social lockdown” a Forio d’Ischia è stato il primo in Italia dopo il lockdown..
Sulla sua figura ha deciso d'investire l'imprenditore e collezionista d'arte contemporanea Michele Franzese di Ottaviano (Sciusciante), che attorno alla sua figura sta costituendo e costruendo un'importante e significativa collezione d'arte contemporanea.
Presente con il suo lavoro in autorevoli Musei e collezioni d'arte contemporanea, quando accetta di partecipare a mostre personali e collettive con gallerie o fondazioni private, determina dei meccanismi connettivi, per cui (come in strada) il suo lavoro possa essere liberamente prelevato, custodito e tutelato dal pubblico.
La sua idea di fondo è che i linguaggi dell'arte e gli artisti debbano sempre porsi a tutela della pubblica alfabetizzazione artistica, bilanciando la tendenza d'accentramento del privato.
Vive e lavora a Cagliari, insegna nello storico e prestigioso Liceo Artistico e Musicale Foiso Fois.

 

Note

"Tavor Art Mobil di Giulia Palomba

L'accezione Ospite, la cui etimologia richiama la voce Hòstis (Oste), incarna una dualità significante intrinsecamente opposta: sta difatti a indicare colui che riceve il forestiero "per amicizia e benevolenza" e il forestiero medesimo.
Nel campo dell'arte il termine viene spesso associato all'istituzione museale, la quale ospita un'artista piuttosto che la sua opera.
Tuttavia, all'interno di questo rapporto ormai consolidato, viene a mancare quell'elemento rituale consistente nello scambio di un dono, il quale viene ridotto, in questo specifico contesto, alle mere sembianze di un scambio di servigi.
Nell'ecosistema delle gallerie può invece capitare che si ricorra ad un tacito accordo di benevolo lascito da parte dell'artista-ospite nei confronti dell'ospite gallerista. Tuttavia apparirebbe arduo e forzato il tentativo di ricondurre queste prassi puramente "strumentali" ad un concetto, seppur vago, di ospitalità.
Assecondando la logica di un equilibrato intreccio di reciproci servigi, doni e disponibilità, il duo artistico Barbara Ardau e Domenico Di Caterino propone invece una valida e originale alternativa sarda a qualsiasi formale e compunto sistema espositivo conosciuto: del tutto indipendente, completamente autogestito e autoregolamentato, il progetto Tavor Art Mobil, sembra prendere vita all'insegna dell'Arte e dell'ospitalità.
Forse in parte erede dell'esperienza del Rockbus Museum (Museum of Contemporary Public & Social Art), la coppia propone un ciclo di sei mostre bimestrali nell'abitacolo della propria automobile, dunque quotidianamente itineranti.
Ogni mostra, inaugurata con una Route-un tragitto, prevede un numero variabile di opere che i rispettivi artisti creatori, o Visual Artists, sono incaricati di spedire/recapitare alla coppia. 
Alle route inaugurali partecipano inoltre degli ospiti speciali, i quali apportano il proprio contributo critico dando vita ad una conferenza-performance live durante la quale ognuno articola le proprie considerazioni riguardo le opere presenti nell'Art Mobil; il tutto viene debitamente ripreso, documentato e diffuso tramite YouTube dalla coppia conduttrice Ardau-Di Caterino.
Questo lineare ed equilibrato sistema d'interdipendenze sembra proprio basarsi sull'aspetto rituale della duplice essenza dell'ospitalità, sulla reciprocità: il padrone, non a scopo di lucro, protegge e sostiene l'opera del forestiero, che a sua volta collabora con esso, disponendo dei suoi servigi "curatoriali" in cambio dei propri "creativi".
"L'artista, libero promotore di se stesso, può relazionarsi direttamente con altri artisti e con il proprio pubblico; è completamente padrone del proprio lavoro. Comunque più che sistema alternativo direi altro: niente di controculturale, politico o ideologico, è proprio un altra cosa! Le gallerie non esistono in questo processo, noi ci relazioniamo direttamente da artisti ad altri artisti, dando vita ad una rete culturale solidale", ci racconta Barbara Ardau.
Io aggiungerei ospitale.
Ogni artista si relaziona al progetto Tavor Art Mobil liberamente, apportando il proprio contributo attraverso la donazione (o "il prestito") di una propria opera, la quale viene letteralmente ospitata. Il duo curatoriale si fa dunque promotore di una nuova forma di fruizione e d'esperienza dell'arte, offrendole "ospitalità" in cambio di un dono, di un'opera, di arte stessa.
il risultato dell'attuazione di modelli collaborativi-ospitali come il sistema organico e comunitario della Tavor Art Mobil, che supera le regolamentazioni strumentali contribuendo alla diffusione e la riscoperta del concetto di collaborazione, al pari della teorie dei giochi economici, produrrà di fatto effetti benefici per ciascun individuo partecipante.
La proposta di valicare i limiti dei macro-sistemi di circolazione e diffusione artistica e culturale, candidando un micro-sistema d'interrelazioni dirette, cooperative ed ospitali, diffonde un sincero senso di rispetto e ammirazione, tale da farci davvero credere che le risposte sociali ai tumulti e dissestamenti contemporanei siano forse da ricercare in quelle pratiche e ritualità assopitesi nel tempo, ma fortunatamente non perse del tutto: la riscoperta delle potenzialità sociali, dello scambio prima della speculazione, dell'ospitalità collaborativa prima del lucro, sono forse pronte a proteggerci e fornirci riparo dal confronto con una realtà in cui ci sentiamo un po' tutti forestieri.















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