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Italia | 150 anni di sfide imprenditoriali

Gruppo dedicato al 150° anniversario dell'Unità d'Italia e agli imprenditori che hanno fatto la storia dell'economia italiana dal 1861 ad oggi.

Italia | 150 anni di sfide imprenditoriali è un archivio digitale dove saranno raccolte le storie degli uomini e delle aziende che hanno contribuito alla crescita e all'immagine del nostro paese nel mondo.

Il gruppo è aperto al contributo di tutti. Per scrivere un articolo, inizia una discussione.


Categoria: Marketing e comunicazione
Fondato da: H2biz
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Appartamento Affare

Postato da Appartamento affare

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Presentazione

Postato da Jean Louis Vitale

Nuovo membro H2biz, sono l'Agente per l’Italia partner dello "Studio PARIS CONTENTIEUX INTERNATIONAL". Da oltre 30 anni offro la migliore assistenza stragiudiziale e giudiziale per l’estero. Il nostro pacchetto clienti, costituito principalmente da...  LEGGI TUTTO

FOOD and TRADITIONS

Postato da Giacobbe Gamberini

A short episode of an artistic documentary on ITALIAN FOOD and TRADITIONS is here available for evaluation: http://www.independentzootroupe.com/Pork_stories.html LEGGI TUTTO

Evoluzione del made-in-Italy come sfida imprenditoriale per il futuro produttivo del Paese

Postato da MITO International Business Development

Il sistema impresa Italia sta registrando un momento particolarmente delicato se osservato nel lungo periodo, da quando storicamente si è imposto come "unico e capace di suscitare emozioni in ogni angolo del mondo" fino ad oggi, che vive sull'eco dei...  LEGGI TUTTO

L'Eni di Enrico Mattei spezza il dominio delle "Sette Sorelle" del petrolio

Postato da Paolino Guida

Quando si parla di italiani famosi si finisce quasi sempre con il parlare di artisti, pittori, cantanti o registi. Quasi mai di politici o di industriali. E quando se ne parla è per lo più in termini negativi o caricaturali. Stavolta perciò vorrei...  LEGGI TUTTO

Unità d'Italia...imprenditoriale

Postato da Paolino Guida

L'iniziativa è molto interessante.Evidenzierei anche se vi è stata una vera unità anche da un punto di vista imprenditoriale.Sappiamo tutti che il Sud, prima dell'Unità d'Italia, aveva diversi distretti industriali (vedi Nocera, Castellammare, F...  LEGGI TUTTO

Adriano Olivetti, quel che resta di un sogno

Postato da H2biz

L'11 aprile del 1901 nasce ad Ivrea Adriano Olivetti, industriale ma anche intellettuale, urbanista, editore. Scomparso il 27 febbraio del 1960, è stato capace di abbinare le logiche e i successi dell'impresa ad un progetto sociale ancora oggi innova...  LEGGI TUTTO


 

L'Eni di Enrico Mattei spezza il dominio delle "Sette Sorelle" del petrolio

Quando si parla di italiani famosi si finisce quasi sempre con il parlare di artisti, pittori, cantanti o registi. Quasi mai di politici o di industriali. E quando se ne parla è per lo più in termini negativi o caricaturali.

Stavolta perciò vorrei parlare di un uomo che per una decina d'anni è stato l'uomo più potente d'Italia e che probabilmente aveva una visione estremamente moderna dei problemi dell'economia e della politica non solo italiana, ma mondiale. Quest'uomo si chiama Enrico Mattei.

Enrico Mattei è nato nel 1906. Non conclude gli studi, ma prima della Seconda Guerra Mondiale fonda un'azienda specializzata nella produzione di oli per l'industria.

Durante la guerra fa il partigiano e quando la guerra finisce diventa commissario straordinario dell'AGIP.
L'AGIP è l'ente petrolifero creato dal fascismo: un'industria di stato completamente inutile. Enrico Mattei ha il compito di liquidare, cioè di chiudere, questa industria.

Nel 1949 però Mattei, nella zona di Cortemaggiore, trova un giacimento di gas metano, con piccole tracce di petrolio. Qui comincia la sua straordinaria carriera.

Mattei racconta - specialmente alla stampa - che a Cortemaggiore c'è il petrolio: le azioni dell'AGIP in borsa salgono moltissimo; lui diventa presidente dell'ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) e porta praticamente il gas in tutte le case italiane
Mattei capisce che il futuro dell'Italia è nella sua autonomia nella produzione di energia.
Decide perciò di entrare in competizione con le "Sette Sorelle", le grandi imprese petrolifere che hanno il monopolio mondiale del petrolio.

Comincia allora ad avere contatti diretti con i paesi produttori di petrolio: tratta con la Libia per poter sfruttare il petrolio nel Sahara. Finanzia i movimenti di liberazione dell’Algeria che combattono contro la Francia. Firma contratti con la Tunisia ed il Marocco.

Propone a Iran e Egitto accordi molto vantaggiosi che permettono a questi paesi di avere un profitto fino al 75% sullo sfruttamento del loro petrolio. Viaggia continuamente, cerca e trova all'estero il petrolio che non c'è in Italia.

Naturalmente i paesi produttori vedono Mattei come un amico e preferiscono trattare con lui invece che con altre compagnie. All'inizio degli anni Sessanta Mattei fa accordi con la Russia e comincia ad avere contatti anche con la Cina. Per portare avanti il suo progetto finanzia (e corrompe) i partiti politici italiani che possono aiutarlo. Ha a disposizione moltissimo denaro.

Durante un congresso sui petroli, che si svolge a Piacenza, il presidente dell’ENI dichiara: la politica del monopolio americano è finita. Le nuove realtà politiche dei paesi produttori di petrolio rendono possibile un nuovo sistema, basato su accordi diretti tra paesi produttori e paesi consumatori di petrolio.

Nel film "Il caso Mattei" di Francesco Rosi il protagonista dice a un giornalista: “Il petrolio fa cadere i governi, fa scoppiare le rivoluzioni, i colpi di stato, condiziona l’equilibrio nel mondo … se l’Italia ha perso l’autobus del petrolio è perché gli industriali italiani, questi grandi industriali, non se ne sono mai occupati … non volevano disturbare la digestione dei potenti...
Il destino di milioni e milioni di uomini nel mondo in questo momento dipende da 4 o 5 miliardari americani… La mia ambizione è battermi contro questo monopolio assurdo.
E se non ci riuscirò io, ci riusciranno quei popoli che il petrolio ce l’hanno sotto i piedi.”

Il 27 ottobre 1962, mentre torna a Milano da un viaggio in Sicilia, il suo aereo privato cade e Enrico Mattei muore.

L'inchiesta della polizia conclude che è stato un incidente. Il caso è chiuso e di autonomia energetica dell'Italia non si parla più.

Postato da Paolino Guida 

 
 

Appartamento Affare

Buongiorno a tutti.


Per i vostri viaggi d'affare vi proponiamo appartamenti da vendere ed affittare nei paesi dell'Europa come: La Francia, la Germania, la Spagna, il Portogallo ed il Belgio.


Attualmente abbiamo molto belle d'appartamento da vendere e ad affittare a Parigi o potete passare vacanze indimenticabili con le vostre famiglie.


Per ulteriori informazioni sulle nostre offerte, volete contattarle all'indirizzo seguente: appartamento.business@hotmail.com

Postato da Appartamento affare 

 
 

Presentazione

Nuovo membro H2biz, sono l'Agente per l’Italia partner dello "Studio PARIS CONTENTIEUX INTERNATIONAL".
Da oltre 30 anni offro la migliore assistenza stragiudiziale e giudiziale per l’estero.
Il nostro pacchetto clienti, costituito principalmente da PMI francese, italiane e tedesche comprende alcune delle aziende leader a livello mondiale. La nostra principale attività è il recupero crediti internazionale in tutti Paesi Europei e del mondo intero.

Operiamo solo dopo avere eseguito la prima necessaria analisi della situazione patrimoniale del Vostro debitore. Nel recupero di un credito la decisione sulla procedura da seguire (giudiziale o stragiudiziale) è presa sempre insieme con Voi dopo aver valutato l'esposizione dei fatti, la Vostra documentazione e la solvibilità della controparte, consigliamo il da farsi. Vi informiamo sulle notevoli differenze esistenti tra il sistema processuale italiano e quello del paese del vostro debitore (ingiunzione di pagamento o atto di citazione) e tra i due "modi" di fare recupero credito. Vi riscontriamo i relativi costi in anticipo e per iscritto e Vi teniamo continuamente aggiornati sulla procedura. I nostri onorari sono fatturati unicamente in percentuale sulle somme effettivamente incassate.
Essendo abilitati ad operare su tutto il mondo, a partire dal primo passo processuale fino al momento dell'esecuzione forzata, trovate in noi un unico partner di riferimento.

La invito a contattarci per organizzare un colloquio conoscitivo telefonico, o anche presso la Vostra sede.

Postato da Jean Louis Vitale 

 
 

FOOD and TRADITIONS

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Postato da Giacobbe Gamberini 

 
 

Evoluzione del made-in-Italy come sfida imprenditoriale per il futuro produttivo del Paese

Il sistema impresa Italia sta registrando un momento particolarmente delicato se osservato nel lungo periodo, da quando storicamente si è imposto come "unico e capace di suscitare emozioni in ogni angolo del mondo" fino ad oggi, che vive sull'eco dei grandi nomi oppure in contesti chiusi, per addetti ai lavori, lasciando un vuoto nel mezzo fatto di tanti piccoli e medi produttori che faticano a trovare un'identità o ritrovarsi nell'identità del made-in, sulla scena internazionale.

150 anni di storia nazionale sono un asset che solo alcuni grandi marchi riescono a sfruttare al meglio, forti di ingenti investimenti in comunicazione e relazioni (talvolta ai più alti livelli diplomatici o politici). Ma probabilmente è lo stesso concetto di made-in-Italy a dover essere riconsiderato, oggi.

L'etichetta ha un valore ormai cristallizzato che deve essere portato più vicino alla capacità degli interlocutori internazionali di comprendere innovazione e creatività, cultura e attenzione al cliente, eventi come momenti di confronto. Un nuovo modo di intendere il Made in Italy, attraverso formule con cui provare, toccare, ascoltare, immergersi in un inimitabile e affascinante life-style che è perfettamente espresso da 150 anni di storia del Paese, attraverso le sue espressioni culturali, artistiche, sociali.

Produzioni come la moda, l'agroalimentare, l’interior design, la nautica, sono quelli in cui l’Italia vanta sicuramente una prestigiosa tradizione, grazie all’alta qualità dei prodotti ed alla cura per i dettagli; un'attenzione particolare dovrebbe essere attribuita ad iniziative speciali con il supporto dell'high-tech e dell'ICT nella comunicazione, con cui abbinare questi elementi alla produzione. Talvolta anche imparando dai grandi, come dimostrano questi due casi di Ferrari e Società Italia (http://www.mito.org.uk/it/industria-e-design-insieme-spiegare-il-valore-del-made-italy-al-mercato-internazionale) .

L'impresa italiana può ancora giocare un ruolo da leader , a patto che si renda conto di come il mercato estero sta evolvendo e di come si possano incontrare i gusti, i trend, le sensazioni. E questa fondamentale partita va giocata all'estero, per produrre riflessi per le nostre imprese, anche sul mercato interno.


Postato da MITO International Business Development 

 
 

Unità d'Italia...imprenditoriale

L'iniziativa è molto interessante.Evidenzierei anche se vi è stata una vera unità anche da un punto di vista imprenditoriale.Sappiamo tutti che il Sud, prima dell'Unità d'Italia, aveva diversi distretti industriali (vedi Nocera, Castellammare, Fratte di Salerno, Calabria per i filati etc..) quasi del tutto assenti al Nord e che, stranamente, sono scomparsi dopo il 1861.Bisognerebbe riflettere molto su questi ed altri eventi se davvero vogliamo che anche il tessuto imprenditoriale di questo paese sia unico e uniforme.Grazie

Postato da MITO International Business Development 

 
 

Adriano Olivetti, quel che resta di un sogno

L'11 aprile del 1901 nasce ad Ivrea Adriano Olivetti, industriale ma anche intellettuale, urbanista, editore. Scomparso il 27 febbraio del 1960, è stato capace di abbinare le logiche e i successi dell'impresa ad un progetto sociale ancora oggi innovativo.Quello di Adriano Olivetti era un sogno industriale, che certamente mirava al successo e al profitto, ma anche un progetto sociale che implicava una nuova relazione tra imprenditore ed operaio, oltre ad un nuovo rapporto tra fabbrica e città.
Nel 1945, dopo la fine della guerra, Adriano Olivetti torna ad Ivrea pieno di progetti. La sua convinzione è che il fine dell’impresa non debba essere solo il profitto e che sia necessario reinvestire il profitto per il bene della comunità. A questo principio si ispirano tutte le sue successive scelte imprenditoriali. La fabbrica di Ivrea diventa presto il modello di un’organizzazione del lavoro improntata sull’uomo reale, lontano dall’uomo disumanizzato della catena di montaggio. Dalle linee di montaggio si passa infatti alla formazione delle cosiddette “isole”, nelle quali un gruppo di operai specializzati è in grado di montare, controllare e riparare un prodotto finito o una parte completa di esso. La fabbrica è dotata di molte strutture ricreative e assistenziali: biblioteche, mense, ambulatori medici, asili nido, ecc. L’idea di Adriano è che l’incremento della produttività sia strettamente legato alla motivazione personale del lavoratore ed alla partecipazione degli operai alla vita dell’azienda. Il modello Olivetti, criticato da molti come contrario ad ogni logica economica, si mostra presto una ricetta di successo; in poco più di un decennio la produttività cresce del 500% e il volume delle vendite del 1300%. La Olivetti raggiunge rapidamente una notevole fama internazionale e la macchina da scrivere “Lettera 22”, disegnata da Marcello Nizzoli nel 1950, viene definita da una giuria internazionale “il primo dei cento migliori prodotti degli ultimi cento anni”. E’ la prima volta in Italia che si introduce il design e l’estetica come aspetti fondamentali del prodotto industriale.
Nel 1948 negli stabilimenti di Ivrea viene costituito il Consiglio di Gestione, per molti anni unico esempio in Italia di organismo paritetico con poteri consultivi sulla destinazione dei finanziamenti per i servizi sociali e l'assistenza. Si costruiscono quartieri per i dipendenti e nuove sedi per i servizi sociali. A realizzare queste opere vengono chiamati grandi architetti: Figini, Pollini, Zanuso, Vittoria, Gardella, Fiocchi, Cosenza, ed altri ancora. La fabbrica di Ivrea è moderna e spaziosa. Una delle peculiarità dei fabbricati è la massiccia utilizzazione del vetro, voluta dallo stesso Olivetti affinché gli operai che vi lavorano, spesso strappati al mondo rurale, possano continuare a sentirsi a contatto con la natura e avvertirsi come parte del paesaggio, “circondati e avvolti dalla luce”. I dipendenti Olivetti godono di benefici eccezionali per l’epoca: i salari sono superiori del 20% della base contrattuale, oltre al salario indiretto costituito dai servizi sociali, le donne hanno nove mesi di maternità retribuita (quasi il doppio di quanti ne hanno oggi, per intenderci) e il sabato viene lasciato libero, prima ancora di ogni contrattazione sindacale. L'orario di lavoro viene ridotto da 48 a 45 ore settimanali, a parità di salario, in anticipo sui contratti nazionali di lavoro.
Si può dire che Adriano Olivetti non si pose mai nell’ottica della contrapposizione tra capitale e lavoro ma la sua preoccupazione fu sempre come essi potessero convivere insieme per far progredire la società. La struttura tradizionale, improntata alla conflittualità sindacale, veniva contraddetta da una serie di provvedimenti che tendevano ad erodere la base della conflittualità stessa. Non vi furono, in questo modo, episodi di scontro frontale con i sindacati come avvenne in altre fabbriche (vedi la Fiat). Per Olivetti il lavoratore è un uomo e un cittadino che vive ed è radicato nel territorio; esiste un sistema complesso di relazioni umane, sociali, infrastrutturali tra il territorio e il sistema industriale che in esso opera. Il lavoratore deve essere produttivo perché la realtà industriale possa essere competitiva, ma per farlo la contropartita non è l’alienazione ma la partecipazione, il coinvolgimento, la crescita sociale. L’efficienza del lavoratore va ottenuta non con il suo iper-utilizzo ma ponendolo nella condizione di rendere al meglio, di sentirsi parte di un progetto comune. Il modello Olivettiano rappresenta una forma di sviluppo industriale che idealmente cerca di essere sostenibile.
La Olivetti ha una politica del personale del tutto peculiare; Adriano in persona seleziona i candidati valutando, oltre ai loro curriculum, elementi quali la grafia o il portamento. La voce si sparge velocemente ed all’ufficio del personale dell’azienda arrivano moltissime domande. Può così accadere che uno storico medievalista, che fino a quel momento si sia dedicato solo a scrivere saggi sull’eresia, venga chiamato a dirigere una filiale. La scuola di formazione commerciale fornisce un insegnamento che spazia dalle materie tecniche a quelle umanistiche, e come sede viene scelta una prestigiosa villa medicea, nella convinzione che vivere a contatto con la bellezza aiuti i collaboratori a dare il meglio nel lavoro che li aspetta.
La Olivetti diventa un cenacolo, un crocevia intellettuale, tanto da essere definita da qualcuno “la Atene degli anni Cinquanta”; nelle file dei suoi collaboratori passano talmente tante personalità che risulta difficile persino tenerne il conto. Sociologi, architetti, scrittori, scienziati della politica e dell'organizzazione industriale, psicologi del lavoro: da Franco Momigliano a Paolo Volponi, da Giudici, Pampaloni, Bobi Bazlen, Luciano Gallino, Giorgio Puà, Fortini a Francesco Novara, Bruno Zevi passando per Fichera, Soavi, Ottieri, Luciano Foà, Lodovico Quaroni, fino a Furio Colombo, Franco Ferrarotti, Tiziano Terzani. Per valutare la peculiarità della Olivetti basti pensare che sulla parete di una delle officine figurava un grandioso affresco di Renato Guttuso; che Luigi Nono diresse un concerto al suo interno e che era frequente l’organizzazione di mostre e di festival cinematografici. L’idea di fondo era che il lavoratore dovesse identificarsi con l’azienda perché, come dice lo psicologo del lavoro Francesco Novara, “verificammo che maggiore era la costrizione e le limitazioni del lavoro e più i singoli erano danneggiati”. Ai dipendenti sono permesse delle pause durante l’orario di lavoro, al fine di ricrearsi ed accrescere la propria cultura, tanto che una volta una delegazione dei sindacati sovietici in visita alla fabbrica, osservando tanta libertà di movimento, chiese ai suoi ospiti se fosse un giorno di sciopero. Si crea intorno all’azienda un “orgoglio Olivetti”; coloro che fanno parte di quella comunità si considerano diversi dagli altri, promotori di un modello industriale che non ha precedenti, attenti a valorizzare ogni intelligenza e competenza anche se non prettamente scientifica.
Nel febbraio del 1960 Adriano Olivetti muore, improvvisamente, mentre sta viaggiando su un treno da Milano a Losanna. Tutta Ivrea è in lutto; i festeggiamenti per il carnevale cittadino sono annullati. Le scelte che vengono prese dopo la sua scomparsa decreteno, di fatto, la fine del sogno “Olivetti”; la via indicata da Adriano rimane un’esperienza isolata, e i campi in cui la ricerca italiana eccelleva negli anni Cinquanta sono oggi settori arretrati nell’economia nazionale.
Cosa rimane oggi dell’esperienza Olivetti? Certamente il ricordo di un uomo che ha proposto e messo in atto un diverso rapporto tra fabbrica e territorio, tra lavoro e partecipazione, tra cultura e impresa, un uomo che ha cambiato le regole del lavoro, che ha osato e sperimentato. Ma se Adriano Olivetti viene ricordato soprattutto per questi aspetti “sociali”, non va dimenticato che l'avventura dell'azienda di Ivrea, in particolare nel campo dell'elettronica, rappresenta uno dei rari casi in cui l'Italia è stata all'avanguardia nell'innovazione tecnologica e scientifica. Rimane la memoria di tutto questo, dunque, e forse un pizzico di nostalgia.

Postato da H2biz 

 
 


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