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Vittorio Malacalza

Il capitano coraggioso

Con il coraggio, l’intuito ed il rischio ha fatto della sua vita una impresa vittoriosa, così come il suo nome ci ricorda.

Vittorio Malacalza, nato 73 anni fa, imprenditore da più di mezzo secolo ormai, continua, senza tregua, ad incrementare i suoi affari.

A dimostrazione di quanto appena detto, è giusto contemplare l'avvenimento del 25 giugno 2010: ad un anno di distanza dall'ingresso in Camfin, la cassaforte del Gruppo Pirelli, Malacalza fa salire le sue quote dal 25% al 30%, entrando così nella cabina di regia del gruppo milanese, ovvero in Gpi, diventando il secondo azionista del Gruppo dopo Marco Tronchetti Provera. 

Da allora la sua reputazione è  in continua crescita; è divenuto quasi un soggetto costante per la stampa finanziaria, che non perde occasione per parlare di Vittorio Malacalza.

E c’è veramente molto da dire su quest’uomo che si porta dietro la saggezza delle sue origini bobbiesi, i suoi forti valori e le tante certezze.

Ma la sua non è una storia semplice.

Tutto comincia quando da Bobbio si trasferisce a Piacenza, dove rimane fino alla frequentazione della quarta Liceo. Poi ritorna a Genova, dove termina il Liceo ed inizia l’università  di ingegneria.

Improvvisamente muore il padre, titolare di un’azienda con 150 operai e ritorna a Genova per risolvere le faccende di famiglia insieme allo zio, socio del padre. Nel giro di qualche mese muore anche lo zio, ritrovandosi completamente solo e, non avendo esperienza nel settore, perde tutto.

Nel 1961 ritorna a Genova e ricomincia da zero.

Inizia a lavorare come dirigente per Ansaldo, ma il suo obiettivo era quello di lavorare in proprio. Così, nonostante uno stipendio elevato (guadagnava 550 mila lire al mese più l’auto aziendale) lascia l’azienda, per buttarsi nel commercio; comincia a lavorare per proprio conto, incassando nemmeno la metà di quanto guadagnava prima.

Dopo due anni, incontra un alto funzionario dell’Anas, che aveva conosciuto il padre, il quale gli propone una grossa opportunità: le Autostrade. Diviene, in breve, l’impresa di fiducia delle Autostrade; malgrado ciò questa entusiasmante esperienza termina nel 1972. Perché?

A questo interrogativo, Malacalza risponde: “Mi dissero: Quell’appalto lo prendi tu, ma devi pagare il 12%. Gli risposi: Vi saluto, non faccio più niente, perché non accetto il principio. E qui inizia la mia avventura”.

Si, la sua avventura nel mondo dell’acciaio, costituita da un progetto meramente utopico: vendere una partecipazione per il mercato internazionale all’Ilva.

Ma con Malacalza tutto diviene realtà: il suo progetto si realizza, fino a quando non arriva la crisi dell’Ilva e l’intuito dell’imprenditore bobbiese lo porta ad investire nei siderurgici.

Oggi la sua realtà industriale è di pieno rispetto; il suo patrimonio imprenditoriale è costituito da diverse società, tutte facenti capo alla Castel, la società madre. 

Si diverte a comprare industrie, come un’azienda dell’Ansaldo per superconduttori, che oggi rappresenta il fiore all’occhiello; ha risanato la Tectubi, un’azienda di Piacenza ed infine ha rilevato un’altra società che si occupa di energia.

La sua instancabile ricerca di investimenti strategici nell’ambito industriale, e non solo, è accompagnata dalla sua tanta voglia di fare e dalla così poca voglia di apparire.

Strano a dirsi, per un uomo che è  il secondo azionista di Camfin; un uomo che ha esperienza da vendere nei diversi settori del business, come l’Alta Tecnologia, tramite le società Asg Superconductors spa (magneti superconduttivi), Columbus Superconductors spa (cavi superconduttivi in MgB2), Paramed srl e Aurora Technologies Inc. (apparati medicali a risonanza magnetica); le Costruzioni e l’Impiantistica, tramite le società: Omba Impianti & Engineering spa (carpenteria meccanica per grandi infrastrutture), Sima & Tectubi spa (forniture per centrali termoelettriche e forniture per Oil & Gas, tubazioni per alta energia e Oil & Gas) ed infine, l’Acciaio, tramite la società Baosteel Italiana Distribution Center spa (società trading, in joint venture con la Baoshan, il maggior produttore di acciaio della Repubblica Popolare Cinese).

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