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Massimo Ferretti

L'ottimista di moda

Non condivido il pessimismo della Camera della Moda. […] …io sono e resto un ottimista, altrimenti farei un altro mestiere”.

Sono le parole di Massimo Ferretti, presidente ed amministratore delegato della società Aeffe, uno dei big della moda italiana con i marchi Alberta Ferretti, Philosophy e Moschino.

Dall’agosto 2007 è stata quotata in Borsa e quest’anno, nonostante la forte crisi economica, ha registrato un 70% di incremento, grazie agli ottimi risultati della società  di San Giovanni in Marignano, in Rimini, che nel primo trimestre del 2011 è riuscita a tornare all’utile dopo un biennio di ristrutturazione. E’ da precisare che, nonostante i ricavi consolidati in rialzo, il semestre si è chiuso in perdita. Come sia stato possibile?

Semplice: fino a luglio tutti i grandi gruppi del fashion italiano hanno potuto brindare al ritorno in massa dei clienti russi, cinesi e arabi, desiderosi della moda del tricolore; ora il crollo dei mercati finanziari di agosto sta facendo tremare le maison con la conseguente perdita del ricavo.

A questo va aggiunto la visione negativa di Mario Boselli, presidente della Camera nazionale della moda, che si è detto preoccupato e poco ottimista stimando una crescita del 4% dall’11% indicato a gennaio. Ma a questo pessimismo, risponde trionfante Massimo Ferretti: “Ovviamente non esistono più le certezze di un tempo nel mondo della moda e non si può pensare di crescere ai tassi di prima della crisi, ma tagliare le stime di oltre il 50% mi sembra davvero eccessivo, anche se l’andamento del fashion system è molto a macchia di leopardo: i grandi marchi stanno andando bene, quelli minori soffrono di più…”.

Massimo Ferretti crede nella moda italiana, nei suoi punti di forza, quali la creatività e la qualità: non si può sminuire il prodotto con dei prezzi di ingresso troppo bassi; al contrario, si deve continuare ad alimentare il sogno della moda, altrimenti è meglio che gli stilisti cambino mestiere. Proprio per questo motivo, l’attività di ricerca e sviluppo negli ultimi anni ha assorbito l’8% del fatturato.

Intanto, all’ultima novità in campo economico che riguarda l’aumento dell’iva dal 20% al 21%, il presidente di Aeffe ritiene che l’impatto sia più psicologico che reale sul consumatore, sottolineando anche che le grandi maison italiane realizzano solo il 40% del fatturato in Italia.

Il suo ottimismo lo spinge ad essere aperto a nuovi mercati e, nel contempo, a continuare ad investire in quelli più maturi.

Questa la sua vision, facilmente riscontrabile nei marchi che costituiscono Aeffe: Alberta Ferretti per il target più elevato, Philosophy e Moschino per un clientela più giovane. Nella pelletteria, invece, stanno riposizionando il marchio Pollini; mentre per Jean Paul Gaultier e Cacharel producono su licenza.

Ma una grande azienda si evince anche dal modo in cui vien fuori dalla crisi, ed Aeffe ha, come tutti ormai, attraversato tempi bui, ma, come pochi, è riuscita a ripartire.

Come? Puntando soprattutto sulla flessibilità produttiva: le linee pret-à-porter sono state caratterizzate da una quasi completa esternalizzazione del ciclo produttivo, affidata a terzisti di loro fiducia, che hanno consentito di contenere al massimo i costi senza rinunciare alla qualità, mentre il processo produttivo di calzature e pelletteria, per la loro complessità, è svolto all’interno del gruppo.

Come può essere constatato, è tutto made in Italy, a parte alcune piccole lavorazioni di nicchia, come, per esempio, i ricami che fanno realizzare in India.

Lo sprint ideologico di Massimo Ferretti ha portato ad un aumento di fatturato con conseguente riduzione di perdite. E’ giunto il momento di dare qualche numero: il gruppo Aeffe ha chiuso i primi sei mesi del 2011 con un fatturato di 119,9 milioni di euro, un margine operativo lordo di 4,4 milioni e una perdita netta di 5,1 milioni, in miglioramento rispetto ai 6,3 milioni di un anno prima.

A questo punto non rimane che dire: l’ottimismo ha vinto

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