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Marco De Benedetti

Pensare positivo

Siamo nel bel mezzo di una delle peggiori crisi finanziarie: è quanto affermato da Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve americana.

Ma disperarsi non è la giusta soluzione, si dice infatti che proprio quando il momento diventa duro, i duri cominciano a giocare; ed è qui che entra in gioco Marco De Benedetti, Managing Director di Carlyle, il fondo di private equity numero uno in Italia, che, a soli 47 anni, può vantare già una gran prestigiosa carriera.

Infatti, laureatosi in Storia ed Economia presso la Wesleyan University, ha conseguito poi una Mba alla Wharton School nella University of Pennsylvania. Tra il 1987 e il 1989 ha lavorato per Wasserstein, Perrella & Co a New York; Nel 1992 è stato nominato general manager di Olivetti Portugal; poi è diventato chairman di Infostrada, ceo di Olivetti e fino al 2005 è stato ceo di Telecom Italia e ceo di Telecom Italia Mobile (TIM).

Oggi Marco De Benedetti è una delle poche figure "positive" in questo clima finanziario irrespirabile, uno dei pochi manager che si pongono al di sopra di tutte queste negatività imprenditoriali: "Noi, la vera alternativa a borsa e banche". Questa una delle sue ultime affermazioni, per riuscire ad infondere speranze di ripresa tra le aziende italiane, ritenendo che ciò che sta accadendo può giocare a favore suo e del fondo di private equity Carlyle e quindi di tutte le aziende che credono in questo investimento.

Ma cos’è un private equity? È una forma di proprietà, e questa oltre ad essere la definizione è anche la vera forza di questi strumenti. Secondo De Benedetti la chiave del successo di un’azienda dipende anche dagli azionisti, oltre che dal prodotto, dalle tecnologie, dal know how e, non per ultimo, dal management.

Sempre per il manager torinese, il private equity è uno strumento che permette il miglioramento dell’azienda, uno strumento di gran lunga superiore alla Borsa per diversi motivi, soprattutto se si tiene presente che l’ottica temporale di un private equity è in genere di cinque anni.

Infatti, poichè la Borsa ha un’ottica di tre mesi, costringe le aziende a presentare i conti ogni 90 giorni. Un’azienda che ha intenzione di investire per espandersi all’estero, o per entrare in nuovi mercati, o per lanciare una nuova serie di prodotti si sentirà pressata dalla tempistica trimestrale della Borsa; questa forte pressione così esercitata può arrivare a limitare e condizionare le scelte imprenditoriali, bloccando le idee e le azioni degli imprenditori.

In altre parole, il private equity può essere definito l’alternativo alla Borsa, capace di funzionare sia nei cicli economici espansivi sia in quelli recessivi.

Ecco perché Marco De Benedetti ha dichiarato: "La crisi ci fa ricchi".

Oggi, l’ultimo colpo di Marco De Benedetti è stato l’acquisto del 48% della Moncler, proprietario fra gli altri dei marchi Henry’s Cotton e Marina Yachting.

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