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Giovanni Fassi

Il Guru delle Gru

Datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo”, diceva Archimede. Ma in diverse circostanze una gru è meglio!

E deve saperlo bene Giovanni Fassi, amministratore delegato di Fassi Group, il secondo produttore di gru su scala mondiale, fin dal 1965, l’anno della fondazione dell’azienda.

L’AD Fassi racconta che fu proprio in quell’anno che suo padre, già proveniente da una famiglia di trasportatori, costruì la prima gru. Già si occupava di trasformazioni di autocarri, ma era un’attività locale, che venne dismessa nel giro di pochi anni; lui voleva internazionalizzarsi e decise che il mercato delle gru glielo avrebbe permesso.

La prima gru fu costruita da zero, ma nel senso letterario del termine! 

Infatti, non si limitò  ad assemblarla, ma partì dalla lamiera e dall’acciaio, che venne lavorato, piegato, verniciato, assemblato e, alla fine, venduto.

La produzione di quell’anno fu di una sola gru. Incentivante? Si.

Basta arrivare all’inizio degli anni Settanta e già si producevano più di un centinaio di gru all’anno, distribuendo anche in Francia, Svizzera, Spagna, fino ad arrivare oltre oceano: Hong Kong. Negli anni Ottanta distribuivano oramai in venti paesi, oggi in più di sessanta.

Elemento importante da rilevare e che rende l’azienda apprezzabile da un punto di vista sociale/lavorativo, considerando la crisi nel nostro Paese degli ultimi anni, è che la produzione di Fassi, nonostante l’espansione mondiale del gruppo, risulta ancora completamente italiana, con dodici stabilimenti e 500 dipendenti.

Fatto singolare, business esemplare.

Fassi non ha mai pensato di delocalizzare la sua produzione e lo dichiara ufficialmente: “E dove potremmo farlo? – a proposito di spostare i suoi stabilimenti nei Paesi dell’Est, come molti imprenditori italiani stanno facendo da anni – Nel sud-est asiatico la tutela dei lavoratori è bassa e si finisce spesso col cedere le proprie tecnologie ad altri. L’est Europa è, per così dire, a breve termine: chiaro che ci sarà un incremento dei salari nei prossimi anni. E poi quel che si risparmierebbe oggi, verrebbe vanificato dai grandi sprechi su trasporti e personale di direzione. Eventuali delocalizzazioni dovrebbero essere in Paesi overseas, impenetrabili, con tassi di importazione molto alti. Preferiamo, adesso, occuparci della quasi invisibile ripresa che si comincia a vedere. Per le aziende familiari come la nostra diversificare o delocalizzare porta solo confusione. Preferiamo concentrarci, invece”.

E loro si concentrano producendo sempre più gru.

C’è da evidenziare che metà  delle gru in funzione in tutto il mondo sono state prodotte in uno dei 12 stabilimenti  in Italia del Gruppo, tant’è che  le gru che hanno messo in salvo i minatori in Cile e quelle al lavoro per realizzare la Freedom Tower a Ground Zero sono targate Fassi.

Come coronamento ad un successo atteso da anni, nel 2007 Fassi ha ottenuto un premo di eccellenza dall’esercito americano per aver fornito una gru capace di scovare le mine inesplose.

È solo un esempio di gru “alternativa”, sebbene il 90% delle gru Fassi sia ancor impiegato nell’edilizia, e solo il 10% trova una collocazione militare, navale o ferroviaria, come quelle utilizzate per costruire i tracciati ferroviari dell’alta velocità in Italia, collocate all’interno di pale eoliche per la manutenzione o quelle utilizzate in Antartide per la costruzione dell’osservatorio scientifico di Kunlun, combattendo contro il tempo e contro il freddo (di media -40 gradi).

Dopo quasi cinquant’anni, il Gruppo Fassi continua a rimanere un’azienda familiare, continua a rimanere a passo coi tempi, continua a rimanere leader mondiale nel mercato delle gru.

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