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Gerardo Braggiotti

L'uomo che sussurrava alle banche

Banchiere da generazioni: il nonno era direttore della Banca Ottomana, mentre il padre, una volta al vertice della Comit, tra le sue tante attività, contribuiva a dare vita alla Compagnie Monegasque de Banque, finanziaria del Principato di Monaco.

Questi alcuni dei motivi che fanno di Gerardo Braggiotti il banchiere d’affari più potente d'Italia.

Amministratore delegato e fondatore di Banca Leonardo dal 2005, ha dato prova di tutto quanto appreso sia durante la sua infanzia, respirando l’aria degli ambienti paludati dell’alta finanza, sia dell’esperienza maturata durante gli anni che lo hanno visto affiancare il banchiere dei banchieri: Enrico Cuccia.

Ancor prima di compiere quarant’anni, Braggiotti è già considerato il degno erede di Enrico Cuccia al vertice di Mediobanca.

Ma al brillante manager la mentalità della tanto blasonata banca va subito stretta.

Alla sua fama di banchiere dalla vista lunga, c’è da aggiungere che, nei rinomati salotti della finanza, è conosciuto soprattutto per il suo ego smisurato, peculiarità, quest’ultima, che lo ha spinto a lanciarsi in un’impresa a dir poco ambiziosa: creare una nuova merchant bank, capace di far concorrenza alla Mediobanca.

Il suo non è un affronto e nemmeno una rivalsa, ma solo un modo di concretizzare le sue idee, quando, nel 1997, dopo diversi dissidi con l’amministratore delegato Maranghi, lascia l’Istituto bancario Mediobanca (tre anni dopo, muore Enrico Cuccia).

Il suo ingresso alla Lazard è quasi immediato. Sostenuto da Antoine Bernheim e da Michel DavidWeill, con il ruolo di partner, si è fatto quasi subito benvolere  dalla prestigiosa  boutique francese ed in questo piacevole scenario ha cominciato a tessere la sua tela.

Sicuramente, Cuccia avrà avuto un soprassalto quando, nel 1999, il suo pupillo, con mera determinazione e senza mezze misure, sferra il colpo del ko nei confronti di Mediobanca.

In quel periodo Braggiotti è al tempo stesso consulente del Sanpaolo di Torino e dell’Unicredit, al tempo della doppia Opa su Banca di Roma e Comit.

Ma il colpaccio non riesce. Cuccia è ancora una figura molto dominante nell’alta finanza.

A braccetto con la sua determinazione, il manager non si perde d’animo e nel 2001 è al centro di due importanti operazioni che contrassegneranno gli anni a venire: l’Opa di Fiat e di Edf sulla Montedison e la conquista della Telecom da parte della Pirelli di Marco Tronchetti Provera.

Questo doppio successo fa di Gerardo Braggiotti il banchiere preferito della famiglia Agnelli e della Telecom post Colaninno.

Per tre anni tutto sembra andare nel verso giusto per la Lazard targata Braggiotti, ponendo solide basi per una nuova sfida a Mediobanca.

Infatti, anche la maison franco-americana comincia ad andargli stretto.

Dopo alcuni disappunti, legati ad una diversa gestione degli affari, il manager milanese decide di abbandonare la Lazard, concentrandosi solamente sul suo primario progetto: una merchant bank, capace di mettere i bastoni tra le ruote alla Mediobanca.

Questa volta la struttura sarebbe tutta italiana:il rilevamento della Banca Leonardo. I principali clienti saranno la famiglia Agnelli, Tronchetti Provera, Salvatore Ligresti, Michel DavdWell e Antoine Bernheim, anche azionisti al fianco del banker.

Pochi avrebbero scommesso sul cambiamento celere dell’Istituto bancario, ormai dormiente in una aggressiva merchant bank.

In soli 12 mesi, la Banca Leonardo ha fatto da advisor a una dozzina di operazioni, ma già nei primi 180 giorni si può notare il tocco di Braggiotti: il 2006 la banca ha chiuso con un utile netto consolidato di 19,7 milioni, a fronte dei 400 mila euro della gestione precedete.

In effetti l’area advisory e quella corporate hanno fatto da maestre, ma l’intera banca ha saputo adattarsi all’evoluzione: nei primi sei mesi del 2007  l’utile operativo è stato di 46 milioni e quello netto di 21 milioni, quasi un quarto dei ricavi consolidati (86 milioni in sei mesi). Un’enorme soddisfazione che però non basta a Braggiotti.

Il banchiere milanese, insieme a tutti gli altri soci, hanno investito circa 800 milioni di euro; l’obiettivo è quello di recuperare più del normale investimento, per giustificare le speranze di tutti coloro che hanno creduto nelle ambizioni del Braggiotti.

La sua strategia si perfeziona col tempo: attraverso acquisizioni mirate nell’advisory e nel private equity, vuole costruire un’investment bank che operi in tutta Europa; una boutique finanziaria estremamente remunerativa rivolta a pochi grandi clienti, senza inseguire il mercato di massa delle grandi banche d’affari.

Il suo trascorso, prima ai vertici di Mediobanca, poi di Lazard, lo ha consacrato come banchiere di levatura internazionale, dandogli visibilità e credibilità per riuscire, con un certo successo, in un’impresa che molti ritenevano impossibile: crearsi una banca per conto proprio.

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